La Prima Corte Arbitrale in Affari e Conflitti del Tribunale Civile Centrale di San Paolo ha emesso una sentenza riconoscendo che due campagne pubblicitarie gestite da 99Food costituivano pubblicità comparativa illecita, concorrenza sleale nei confronti di iFood e andare oltre i limiti legali della pubblicità comparativa. La decisione del tribunale ha stabilito che a 99Food è vietato diffondere qualsiasi pubblicità che attacchi iFood o che utilizzi disonestamente i dati per fare confronti, oltre a condannare l'azienda al risarcimento dei danni morali e materiali.
Secondo la decisione, i pezzi non presentavano confronti oggettivi, verificabili o basati su parametri equivalenti, oltre a utilizzare riferimenti ed elementi direttamente associati al marchio iFood con carattere dispregiativo.
La decisione va oltre la controversia tra aziende e riconosce che le campagne hanno danneggiato direttamente il consumatore. La pubblicità comparativa, per essere lecita, deve consentire al consumatore di comprendere i criteri di comparazione e verificare, come minimo, il vantaggio rivendicato dall'inserzionista. 99Le campagne Food's, però, non consentivano un confronto efficace, oggettivo e verificabile da parte del pubblico e, invece di informare, gli elementi pubblicitari inducevano i consumatori ad avere una percezione distorta della realtà del mercato.
La decisione è anche ancorata al Codice di tutela dei consumatori, che determina la prevenzione degli abusi nel mercato dei consumatori, compresa la concorrenza sleale. Inoltre, richiede che tutta la pubblicità sia identificabile come tale e che l’inserzionista conservi i dati fattuali, tecnici e scientifici che supportano il suo messaggio – un obbligo che, secondo la sentenza, non è stato adempiuto da 99Food.
iFood riafferma il suo impegno per una concorrenza leale ed etica basata su informazioni vere e verificabili. L’azienda ritiene che una sana concorrenza avvantaggi i consumatori, i ristoranti e i fattorini e che le pratiche che distorcono la realtà per danneggiare i concorrenti vanno contro questo principio. La decisione del tribunale rafforza il fatto che la pubblicità comparativa, se utilizzata in modo irresponsabile, ha limiti chiari stabiliti dalla legislazione brasiliana.


