Il settore della vendita al dettaglio di moda entra nel 2026 con una caratteristica rara in tempi di instabilità: la costanza. Mentre il commercio nazionale alternava mesi di contrazione a timida crescita, il settore della moda ha mantenuto una solida performance, accumulando un aumento del 5,5% in volume e dell'8,6% in fatturato nella prima metà del 2025, secondo l'IBGE (Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica). Questo risultato è stato più del doppio della crescita del commercio al dettaglio totale nello stesso periodo, segno che la moda è riuscita ad adattarsi più rapidamente ai cambiamenti dei consumi.
Questo fenomeno non è isolato. Il mercato ha mostrato una nuova maturità, con marchi più strutturati, strategie omnicanale consolidate e un utilizzo crescente dei dati nella definizione dell'assortimento e dei prezzi. La digitalizzazione del punto vendita e l'avanzamento dell'e-commerce, che secondo IEMI rappresenta già il 78% della crescita delle vendite di abbigliamento tra il 2020 e il 2024, hanno definitivamente trasformato il rapporto tra negozi fisici e canali online. Il negozio rimane essenziale, ma il suo ruolo è ora incentrato sull'esperienza, altro punto fondamentale del percorso del consumatore.
Inoltre, si prevede che il rallentamento del credito e gli alti tassi di interesse continueranno a influenzare i comportamenti d'acquisto nel 2026. I consumatori sono più razionali, confrontano i prezzi, danno priorità alla qualità e rispondono meglio ai marchi che offrono coerenza e un prodotto di valore. Ciò richiede ai rivenditori di adottare un approccio mirato al mix di prodotti, alla politica dei prezzi e all'efficienza operativa. La buona notizia è che, anche con un consumo più selettivo, la moda rimane uno dei settori più resilienti e l'esperienza d'acquisto continuerà a rappresentare un fattore di differenziazione competitivo.
La sfida ora è la redditività. L'aumento dei costi logistici e operativi sta mettendo sotto pressione i margini, e la risposta arriverà da modelli di business più snelli, collezioni con rotazione controllata e una reale integrazione tra i canali. Concentrarsi sui dati e sulla prevedibilità sarà fondamentale. Chi saprà gestire al meglio le scorte, i prezzi e il giusto tempismo dei lanci vedrà il proprio marchio crescere in modo sostenibile.
Un altro aspetto che dovrebbe rafforzarsi nel 2026 è il consolidamento dei nuovi canali di vendita. I format di franchising, marketplace e sharing space continuano a crescere, offrendo ai marchi regionali l'opportunità di espandere la propria presenza fisica a costi inferiori. Il modello ibrido, che combina negozi fisici (ancora dominanti, con il 66% dei punti vendita, secondo IEMI) e presenza digitale, dovrebbe rimanere il più efficiente grazie alla vicinanza al cliente e alla comodità che offre.
Sostenibilità e innovazione rimangono pilastri fondamentali a lungo termine. La preoccupazione per la tracciabilità, le materie prime responsabili e i cicli produttivi più brevi sta passando dalla mera retorica alla pratica di mercato. Entro il 2026, il vantaggio competitivo risiederà nella capacità di innovare in modo responsabile, sia attraverso la tecnologia, sia attraverso nuovi materiali o processi logistici più intelligenti.
Tenendo conto di tutto ciò, è facile immaginare che il settore della vendita al dettaglio di moda che prospererà sarà quello che saprà combinare dati, scopo ed efficienza, con l'agilità necessaria per rispondere al consumatore e la costanza per sostenere l'attività nel medio termine.
Il settore ha già dimostrato di avere la forza di crescere al di sopra della media dell'economia. Ora, la sfida è trasformare questa crescita in solidità, costruendo un ambiente di vendita al dettaglio più intelligente e digitale, connesso al nuovo consumatore.
Allan Soares è l'amministratore delegato e fondatore di AKR Brands, una holding di moda maschile che riunisce i marchi King&Joe, King&Joe Play e K&J Black, operante a livello nazionale e focalizzata su innovazione, gestione ed espansione del marchio nel mercato al dettaglio.



